Perché si mangia male in Olanda?

Me lo ricordo ancora come se fosse ieri. Ero appena atterrata a Schiphol e pronta ad intraprendere la mia vita in Olanda.

Poi, improvvisamente, lo shock. L’orrore. Una pubblicità di Domino’s Pizza con la loro ultima trovata: una fattispecie di ragù sopra la pizza.

In quel momento mi sono resa conto che la cultura culinaria olandese non era esattamente come in Italia. Era solo l’inizio di uno shock culturale, però ero determinata anche a capire da dove venisse tutto ciò.

Ci sono voluti anni ma quando capisci il contesto storico e culturale, ti metti l’anima in pace.

La risposta, in breve, è una: il Calvinismo.

Giovanni Calvino

Il Calvinismo nella cucina olandese

Fondato nel XVI secolo, il Calvinismo è un ramo del Protestantesimo fondato da Giovanni Calvino. Nel contesto alimentare, il cibo era visto come una fonte di energia per migliorare la performance lavorativa e per servire Dio. Il cibo dunque doveva essere frugale, pratico, e semplice.

Entrano in gioco quindi lo stamppot, purè di patate con verdura servito con una salsiccia, e l’erwtensoep, la zuppa di piselli.

Ammetto che esteticamente non sembrano molto appetitosi. Però spezzo una lancia in favore agli olandesi e vi dirò che sono buoni e fanno il loro dovere, soprattutto d’inverno.

Negli ultimi anni però sto osservando un lento e graduale cambiamento nelle abitudini culinarie. In positivo.

Segni di cambiamenti nella cucina olandese

Innanzitutto, gli olandesi hanno ritagliato con dignità uno spazio loro nel mondo degli aperitivi con il borrel.

Crispy fried snack balls garnished with herbs served with mustard dip on a wooden board
Bitterballen

Il borrel è un fenomeno sociale ed è picco della socialità olandese: ci si raduna al bar ordinando birra e bitterballen . Se un olandese ti invita a un tale evento, vacci perché è un momento d’oro di conoscere meglio i tuoi colleghi o conoscenti olandesi.

Leggo spesso su Reddit, o sento da altri non-olandesi, che si fa fatica a stringere amicizia con gli olandesi. Semplice. Se hai un buon rapporto con un collega olandese, pronuncia la parola magica borrel.

Ad accompagnare spesso i bitterballen ci sono le olive e i blocchetti di Gouda. Se vi sentite coraggiosi, ordinatevi un bittergarnituur.

Platter with fried appetizers including croquettes, spring rolls, nuggets, and dips, with a glass of beer and a glass of white wine.
Esempio di bittergarnituur.

Un altro fenomeno che sto osservando è la diversificazione dei panini. Il pranzo standard olandese è il broodje kaas, un pezzo di Gouda tra due fette di pane.

Noto però un cambiamento anche in questo. Sempre più ristoranti e bar propongono panini elaborati, alcuni addirittura lasciano al cliente spazio alla fantasia. Lo stesso per le insalate. Anche note catene di supermercati, come Jumbo e Albert Heijn, offrono un range di panini e insalate, dai più semplici alle più intricate.

Sandwich with sliced cheese on a white plate with blue rim, on wooden table
Broodje kaas.

Infine, si sta sviluppando una sofisticatezza in generale. Stanno aprendo sempre più brasserie e ristoranti che propongono menù eleganti che regalano esperienze. Ci sono sempre più locali anche che propongono piatti tradizionali in chiave moderna.

Quindi, in conclusione, una volta uno poteva chiedersi perché si mangiava da schifo. Oggi invece oso dire che c’è cambiamento nell’aria e non escludo che i Paesi Bassi diventino un giorno una meta culinaria.

Alla prossima!

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